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In Italia abbiamo una normativa “all’avanguardia relativamente alle modalità di gestione e accesso ai dati pubblici”. Le norme sui dati aperti o open data sono quelle informazioni detenute o prodotte dalla pubblica amministrazione che sono o “possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque” (Open definition). Un mutamento epocale nel modo di funzionare delle istituzione che non solo rendono pubblici e trasparenti i propri dati, ma li pubblicano in modo “Aperto”, cioè che siano facilmente leggibili, utilizzabili e riutilizzabili; per esempio per fare ricerca scientifica…

Per completare una ricerca che ho recentemente pubblicato ho deciso di utilizzare i dati del «monitoraggio delle trasmissioni radiotelevisive» uno dei compiti attribuiti dalla legge all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (n. 249/31 luglio 1997). I risultati della «raccolta sistematica dei dati e informazioni sui programmi trasmessi dalle emittenti», realizzata da un’impresa privata previo bando pubblico, sono ordinatamente pubblicate nell’apposita pagina (non troppo evidente) del sito dell’Autorità.Qui troviamo i risultati della “verifica dello “spazio”” offerto per il  “pluralismo politico/istituzionale” e per il “pluralismo sociale” in televisione e per radio. Ebbene, arriva qui la sorpresa.

La pagina riposta un elenco molto lungo di file PDF, relativi ai risultati di ogni mese, che si presentano in questo modo:

Agcom pluralismo politico pag1Agcom pluralismo politico pag4Trentacinque pagine di tabelle pubblicate in un formato, il pdf appunto, che rende praticamente impossibile il suo utilizzo per elaborazioni statistiche e grafiche, a meno di un lavoro certosino di copia-incolla che si avvicina più alla pazienza dei monaci amanuensi che alla velocità smart di un ricercatore del 2014. Nessun foglio di calcolo o database, nessuna sintesi per anno, nessuna possibilità di effettuare elaborazioni con diverse variabili, testate, soggetti, nessuna possibile comparazione tra diversi periodi di tempo. Nulla.

Naturalmente ho tentato di contattare, con email, l’Autorità per richiedere questi dati, risposte? Nessuna.

Ma la ricerca è stata condotta lo stesso e gli interessanti risultati sul pluralismo sociali del 2012 e 13 sono ora pubblici (e aperti). I dati dell’AgCom sono ancora chiusi. Nonostante tanta retorica sull’Agenda digitale e sulla trasparenza. Una chiusura che su un tema come questo – il pluralismo e la possibilità di accesso all’informazione televisiva – fa rima con democrazia.

Santa pazienza.

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One thought on “Dove sono i dati del pluralismo televisivo?

  1. Pingback: Dov’è il pluralismo sociale in Tv? | Virologia dei Media

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