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Gli esseri umani non sono molto intelligenti. Oramai è noto. E non sto solo parlando delle grandi tragedie della storia. Dimenticano le cose, confondono le date, lasciano gli ombrelli dove capita, non ricordano gli anniversari, scordano le chiavi nella toppa e i fornelli accesi. E spesso sbagliano mira.

Anche Luigi Preiti, è un essere umano. E come tutti gli umani è sostanzialmente un idiota. Domenica 28 aprile ha sparato con una pistola in direzione del Portone di Palazzo Chigi dove si svolgeva il giuramento del governo Letta colpendo alcuni carabinieri.  Per molte persone, a quanto pare, l’errore maggiore però pare essere stato proprio di non essere riuscito a centrare i suoi veri obiettivi, “i politici”, almeno così si può leggere spesso sui social network:

ANCHE IO MI CHIAMO
L U I G I P R I E T I
E PROSSIMAMENTE NON SBAGLIERO’
I BERSAGLI

E’ quella rabbia così diffusa, questa violenza come luogo comune, così pervasiva che la possiamo respirare dai bar fino a facebook. Che, come nel mio caso, ha trovato un nuovo evento da commentare, da giudicare, a cui aderire con un gruppo, un hashtag o una condivisione.

Ma gli esseri umani hanno inventato tantissime variazioni della stupidità. Siamo spacconi quando crediamo ai gesti dimostrativi, alla forza dell’atto eroico che cambia la storia, alle virtù salvifiche del momento simbolico, dello scontro epocale, della Grande Scadenza. Quanto ci piace l’idea (la storia e l’immagine) di fornire col martirio un esempio da seguire. La stupidità degli eroi.

Gasparri fa il dito medio ai manifestanti pro-Rodotà.Siamo anche ingenui quando pensiamo di poter trovare la parola che causa tutti gli eventi. Quando ci illudiamo che le azioni umane siano mosse da una singola parola, da un gesto, da uno slogan ben riuscito. O, al contrario, di poter nascondere la rabbia o la violenza oscurando la parola, nascondendo ogni voce. La parola diventata pietra. Mentre possiamo sapere quanto un solo messaggio non conti quanto gli altri, quanto un messaggio non valga un ambiente, un ecosistema, un ambiente. La stupidità della comunicazione.

Quanto siamo creduloni quando pensiamo di poter (ancora) identificare un volto e luogo del potere. Quando crediamo a chi racconta de “Il Palazzo” immaginando sia in un posto, facilmente identificabile ed attaccabile. Quando sappiamo quanto il potere non è incarnato da una persona, ma si forma nello spazio tra le persone, tra le istituzioni; quanto sia oramai “nomadico e impersonale” (Critical Art Ensamble). La stupidità dei feticci.

E siamo così sciocchi quando proviamo a trovare alternative.
Caotici quando proviamo a cambiare il mondo senza coordinarci. E pensiamo sia così facile dividere Noi-da-Loro, dividerci tra bande, tra amici e nemici. A quanto sia più facile sfogare le nostre frustazioni da soli o chi è già d’accordo con noi. A non trovare il modo di confrontarsi con altre visioni.  Quando constatiamo, ogni volta, quanto la violenza non indebolisca l’avversario più forte ma lo rinforzi. O almeno ne accresca la potenza di fuoco. E poi tentiamo di sembrare meno stupidi scrivendo un post sulla stupidità dell’umanità e della violenza. Stupidità della lotta.
E siamo persino così stupidi da rendercene conto. Così stupidi da pensare che basti un arma. Quando ci servirebbe almeno un po’ di metodo, di allegria, di modestia. E un pizzico di umanità.

Per approfondire

Per capire meglio cosa intendo:

Suggerisco l’ottimo intervento di Carlo Gubitosa sul rapporto satira (parole) e violenza (pietre) e quello di Furia di Cervelli: “Preiti e gli altri. Perche’ il reddito minimo è l’antidoto alla violenza della crisi”

Alcuni commenti sulla vicenda su giornalettismo e infoaut.org.

Contributi imperdibili sulla stupidita umana:

Più riguardo a Allegro ma non troppoPiù riguardo a Ti amo, ma il tuo braccio destro mi fa schifo, tagliatelo!

L’immagine della testata è di Bansky, uno dei nostri migliori visionari. Se non lo conoscevate è il momento.

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One thought on “Sbagliare mira

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