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L’informazione di solito dice la verità. di solito i fatti narrati corrispondono, per sommi capi, ad eventi realmente accaduti, o almeno riportati in buona fede. Per questo motivo la maggior parte di noi crede a giornali, GR e telegiornali almeno quanto le stesse testate e persone che vi lavorano le credono attendibili. Anzi, da questi singoli fatti e racconti ne deducono giudizi sulla ricorrenza di questi fatti, suggerimenti su ciò che è più o meno probabile accada, ipotesi su “come va il mondo”. Gli studi sulla produzione delle notizie hanno spiegato da tempo come il numero, il tipo e la quantità delle notizie che seguiamo sono frutto di una quantità imponente di scelte e procedure complesse. Per questo possono non corrispondere a “ciò che succede”.

E per averne conferma basta ascoltare la radio mentre trasmette un qualsiasi giornale radio. Ad esempio il servizio del GR Regionale trasmesso da RAi RAdio 1 l’8 aprile 2013. E’ la storia “cieca per finta”, una denuncia di una truffa che ormai possiamo facilmente riconoscere e ritrovare spesso nelle pagine dei nostri telegiornali. Così riassunta dalla conduttrice nel lanciare il servizio (6′ 39”):

Una donna romana che ha percepito per più di dieci anni una pensione di invalidità più  un’indennità di accompagnamento.

L’incipit del servizio (6′ 48”) è invece particolarmente interessante e, a mio avviso, illustra alla perfezione il rapporto tra notizie e tendenze sociali così come immaginato (e proposto) da molti giornalisti e molte giornaliste. Per di più spiega anche la diffidenza delle associazioni delle persone con disabilità nutrono verso quello che appare un nuovo “genere” di notizia.

Popolo di eroi, navigatori, poeti… e ciechi. Sarebbe interessante sapere quanti sono in Italia gli invalidi che denunciano problemi alla vista e quanto versa lo Stato di assistenza diretta o indiretta.  Probabilmente scopriremmo che l’Italia ha una percentuale di ciechi molto elevata, più della media. Almeno se si sta al ritmo con cui le forze dell’ordine, da qualche tempo, scoprono i truffatori della vista. L’ultimo in ordine di tempo è una signora di 70 anni residente a via Tor de Schiavi a Roma, che dieci anni fa, colpita da maculopatia senile…

Due evidenze saltano agli occhi.

Uno. Un dato statistico, la distribuzione di una condizione o di un fatto tra la popolazione viene direttamente ricostruita a partire dalle notizie. La percentuale di non vedenti viene ipotizzata, dedotta da un dato pressoché casuale, da una frequenza condizionata da innumerevoli circostanze e scelte: i controlli delle forze dell’ordine. Tanto per spiegare, è un po’ come se valutassimo l’incidenza di minori  in una città italiana contando le persone presenti nei pressi di un parco giochi o peggio la quota parte di bionde ossigenate in prossimità di un parrucchiere…

Due. Curioso sentire un’operatrice dell’informazione affermare che le piacerebbe conoscere un fatto o un dato. Soprattutto se parte del servizio pubblico, il compito di un telegiornale e del giornalista dovrebbe proprio essere quello fornire fatti e dati, appunto far conoscere. Toglierci questi dubbi. Per esempio, il servizio, invece di ripercorrere semplicemente l’operato dei “baschi verdi” narrando le prodezze della truffatrice nella vita quotidiana, avrebbe potuto proprio fornire quelle due informazioni: “quanti sono in Italia gli invalidi che denunciano problemi alla vista e quanto versa lo Stato di assistenza diretta o indiretta”?

Ma rimeremo ciechi e con la curiosità.

E con la voglia immutata di continuare a #nonnelasciopassareuna

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